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Salute

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LA PARTE SALUTE E' SUDDIVISA NEI SEGUENTI CAPITOLI:

1)  Procedure veterinarie necessarie per ottenere una buona cucciolata.

2) Il ciclo vaccinale nel cucciolo

3) La sterilizzazione delle cagne.

4)  La Leishmaniosi

5) La Filariosi

6) Displasia dell’anca e del gomito nel cane 

7) L'Alimentazione

8)Le fasi della torsione dello stomaco

 

1)  Procedure veterinarie necessarie per ottenere una buona cucciolata.

Tutte le cucciolate vengono seguite con un protocollo medico accurato.
Le fattrici (e gli stalloni) vengono vaccinati ogni anno contro: cimurro, parvovirosi, epatite infettiva, parainfluenza canina, leptospirosi e rabbia; in modo che la futura madre possa trasmettere gli anticorpi, di queste patologie, ai nascituri.

Una settimana dopo l’accoppiamento le fattrici vengono visitate e vaccinate contro l’ Herpes virus canino; tale vaccinazione viene poi ripetuta 1 - 2 settimane prima della data prevista per il parto.

Il giorno dopo il parto le cagne vengono, nuovamente, visitate per accertarsi che tutto proceda per il meglio e che i cuccioli siano in buona salute.

Al ventesimo ed al quarantesimo giorno di vita i cuccioli vengono trattati con farmaci antielmintici per arrivare cosi ai quarantacinque giorni di vita in cui si esegue la prima vaccinazione.

Lo schema vaccinale che seguiamo prevede tre vaccinazioni a distanza di 20 – 30 giorni l’una dall’altra.

Così facendo si cerca di ottenere il massimo di copertura anticorpale, per i cuccioli, nei confronti di: cimurro, parvovirosi, epatite infettiva, parainfluenza canina e leptospirosi..

Come ultima pratica veterinaria si applica il microchip di riconoscimento entro la seconda vaccinazione.

A questo punto i cuccioli sono pronti per essere affidati ai loro nuovi proprietari.

 

 Le Cure del Cane

2) Il ciclo vaccinale nel cucciolo

Il ciclo vaccinale nel cucciolo ha inizio a 6 - 8 settimane circa d’età.               
Il vaccino stimola il sistema immunitario di un animale, così che alla fine delle vaccinazioni è protetto con anticorpi nei confronti delle principali malattie infettive.                                                                                                 

Senza una corretta vaccinazione il sistema immunitario di un cane non potrà respingere adeguatamente i virus o i batteri e potrà quindi contrarre la malattia in forma più o meno sintomatica.

Ancor prima di cominciare con gli interventi vaccinali è raccomandato l’esame delle feci che deve essere eseguito necessariamente da un veterinario. 

Esistono numerosissimi schemi vaccinali che possono dipendere dalla situazione epidemiologica in cui vive il cucciolo e dall’entità della popolazione canina presente sul territorio.                                                                                                                                               In commercio esistono tantissime specialità vaccinali (monovalenti, bi-tri-tetra-esa-epta valenti).                                                                                     
In pratica ogni veterinario ha un suo schema vaccinale.
Nella nostra struttura vengono eseguiti quattro interventi vaccinali a distanza di 20 - 30 giorni.                                                                                       
In alcuni casi alla fine dei quattro interventi si può effettuare la vaccinazione nei confronti della
Rabbia.

Per mantenere poi una buona copertura vaccinale si effettua un richiamo annuale con vaccino eptavalente.                                                             

Il vaccino eptavalente previene le seguenti malattie:

·      Cimurro - una malattia virale molto diffusa, mortale che si manifesta con sintomi respiratori, febbre, diarrea, sintomi nervosi

·      Leptospirosi -malattia batterica che danneggia i reni e il fegato; è molto diffusa tra i roditori e può essere trasmessa all’uomo attraverso le urine

·      Parvovirosi - questa malattia virale si manifesta con vomito e grave diarrea sanguinolenta; molti cuccioli muoiono per disidratazione e astenia, ma la morte può avvenire in qualsiasi momento della malattia poiché il virus può causare danni in tutto l’organismo

·      Parainfluenza e  Adenovirus Canino sono due virus responsabili di gravi forme respiratorie

·      Bordetella Bronchiseptica  (Tosse dei canili) – batterio responsabile di malattie respiratorie estremamente contagiose e che possono persistere per settimane.

 

3) La sterilizzazione delle cagne.

Noi raccomandiamo l’asportazione dell’utero e delle ovaie dai 7-8 mesi di età in poi. Naturalmente lo scopo principale della sterilizzazione è quello di evitare gravidanze indesiderate e di conseguenza assume anche un grande valore nella prevenzione del grave fenomeno del randagismo.                       

Con la sterilizzazione si previene in oltre il problema della Piometra, patologia abbastanza frequente, di natura infettiva che colpisce l’utero delle cagne al di sopra dei 5-6 anni di vita.                                                                           
E’ stato inoltre dimostrato che le cagne sterilizzate precocemente hanno minori possibilità di manifestare neoplasie mammarie.                                            
L'unico effetto collaterale dell'intervento consiste nel fatto che il cane in qualche caso ha una certa tendenza ad ingrassare, ma con una attenta alimentazione da parte del proprietario e un po' di movimento il cane manterrà il suo peso originale.

L'intervento chirurgico non è di particolare difficoltà: richiede circa un ora di tempo e il cane recupera rapidamente lo stress dell'intervento.

                                

 4)  La Leishmaniosi

In questi ultimi anni si è registrato in Italia un preoccupante aumento della popolazione canina infestata da un temibile parassita endocellulare: la Leishmania.                                                                                       

Questa parassitosi è veicolata quasi esclusivamente da un insetto ematofago, appartenete al genere Phlebotomus, comunemente denominato Pappataceo, di aspetto simile ad una zanzara molto piccola (2-3 mm).

La malattia era confinata fino a pochi anni fa al sud Italia e alle isole, ma negli ultimi anni si è estesa in pratica a tutto il centro Italia e si sta affacciando alle regioni del nord.

La situazione è abbastanza preoccupante poiché la Leishmaniosi è una zoonosi cioè una malattia trasmissibile anche all’uomo nel quale può provocare una grave patologia viscerale e forme muco-cutanee più o meno rilevanti.

Il parassita presente nella saliva dell’insetto ematofago in forma larvale, penetra nel sangue dell’ospite vertebrato attraverso la puntura dell’insetto; raggiunto il circolo sanguigno viene inglobato dai macrofagi (cellule presenti nel torrente sanguigno deputate ad eliminare agenti estranei) dove riesce a replicarsi.

Il periodo d’incubazione può variare da 1 mese sino a 3 anni e oltre.         
L’età dei soggetti colpiti varia da uno a undici anni, con una percentuale maggiore dei cani di età compresa tra i 4 e i 6 anni.                                    
La sintomatologia è molto varia e il decorso è normalmente subacuto-cronico. E’ stata rilevata anche una rara forma acuta della Leishmaniosi che colpisce i cani giovani ed è accompagnata da febbre alta, tremori diffusi, con esito fatale dopo pochi giorni.                                                                                       

I primi sintomi dell’infezione sono dati da una perdita di vivacità del cane, dimagrimento, facile affaticamento, aspetto emaciato, atrofia delle masse muscolari con maggiore evidenza dei rilievi ossei, soprattutto a livello di bacino, articolazioni e testa.
Inoltre possono essere presenti, ma meno frequentemente: una modesta febbre remittente, vomito, diarrea, zoppia (dovuta ad artriti), sete intensa e poliuria (in caso di danno renale), epistassi, fotofobia e cecità.                      
A livello della pelle si può avere una alopecia diffusa con cute ispessita e paracheratosica.                                                                                        
A volte si ha solo una forte desquamazione furfuracea refrattaria ad ogni trattamento.                                                                                                

Nel 30 % dei soggetti colpiti sono presenti delle ulcere cutanee, soprattutto a livello delle zampe, del muso e delle orecchie.                                                    
In queste piaghe di aspetto crateriforme è possibile isolare la Leishmania.          
Un segno molto probante di malattia, quando è presente, è l’onicogrifosi (allungamento delle unghie), dovuto allo stato di flogosi della matrice ungueale.

Quando sussistono più sintomi tipici della malattia, la diagnosi di Leishmaniosi risulta abbastanza agevole al clinico, senza dover utilizzare il laboratorio.           
Ma frequentemente, la parassitosi decorre in forma subdola con uno o lievissimi sintomi che possono soltanto far nascere il sospetto della patologia. In questi casi la conferma definitiva della diagnosi ci verrà data dagli esami di laboratorio.

Un aiuto alla diagnosi clinica, senza dover ricorrere ad esami specifici, può esserci dato da un profilo ematico generale.                                                 
La diminuzione degli eritrociti e delle piastrine, l’aumento della VES delle proteine totali e delle gammaglobuline, la diminuzione delle albumine; sono dati costanti in corso di Leishmaniosi.                                                        
Nelle urine si rileverà la presenza di proteinuria più o meno marcata.                  
In caso di elevato danno renale si noterà un aumento della creatininemia e della azotemia.

Ma per una diagnosi definitiva, occorre senza dubbio avvalersi degli esami che mirano alla ricerca diretta della Leishmania o dei suoi antigeni.

La Leishmaniosi canina è una patologia di difficile soluzione.                           
Mentre in campo umano, per fortuna, la terapia porta ad una percentuale di guarigione completa di circa il 96 % dei casi, nei nostri amici animali purtroppo tale percentuale scende drasticamente.                                                         

Spesso si confonde una guarigione clinica (regressione di tutti i sintomi) con la guarigione completa (negativizzazione dei test sierologici ) e costanti sono le ricadute della malattia in forme sempre più gravi e refrattarie ai trattamenti.Se la malattia viene diagnosticata all’inizio, quando non sussiste una sintomatologia conclamata e il soggetto ha un'età inferiore ai due anni, con un’opportuna cura, la percentuale di guarigione può anche essere intorno al 40%.Con l’avanzare dell’età, ma soprattutto con la Leishmaniosi in stato avanzato  questa percentuale scende al 5 - 15% .Alcuni ricercatori addirittura, sostengono che la guarigione completa costituisce un evento rarissimo.
Il problema più serio di questa malattia è che non esiste ancora in commercio un prodotto che risulti veramente valido per prevenire l’infezione, così come si è riusciti con altre malattie come la
filariosi.                                          
Ultimamente è reperibile un collare che, secondo la ditta produttrice, riesce a prevenire la puntura da parte dei flebotomi.

 

5) La Filariosi

Parassita

Responsabile della filariosi cardiopolmonare del cane è un parassita, Dirofilaria Immitis.                                                                                                           
Il parassita si localizza, nella maggioranza dei casi, nell'arteria polmonare e sue diramazioni, e nella parte destra del cuore.                                             
Il numero dei parassiti presenti nel soggetto colpito varia da 3 a più di 100, le dimensioni variano dai 12-18 cm. per i maschi ai 25-30 cm. per le femmine.

Vettore

Il ruolo di vettore è svolto dagli insetti e, in particolare dalla zanzara della famiglia Culicidea.
I Culicidi, sono presenti in tutto il mondo con oltre 3000 specie, ed hanno un grado d’adattabilità elevato: si possono trovare sia nelle zone marine che montane, pianeggianti e collinari.
In Italia sono principalmente segnalati nel nord, dove è situata la più estesa area che favorisce la presenza e la diffusione della filariosi, la pianura padana, l’Emilia Romagna e la toscana, ed è in graduale estensione verso il nord e il centro-sud.
I principali fattori ambientali che favoriscono la presenza e diffusione della filariosi cardiopolmonare sono caratterizzati da elevata umidità e da temperature idonee allo sviluppo, ed è la pianura padana quella che meglio corrisponde a queste caratteristiche.

Nelle regioni tropicali le generazioni di zanzare si succedono per tutto l'anno, mentre in quelle a clima temperato la presenza è limitata ad alcune stagioni, di solito tarda primavera ed estate.

Segnalazione

L'infestazione è relazionata all'habitat del cane più che ad una specifica razza, i cani che vivono all'aperto hanno un rischio maggiore di contrarre la malattia nei confronti di quelli che vivono in appartamento.Il tipo di mantello, in special modo per quanto riguarda la lunghezza del pelo, non costituisce elemento di protezione nei confronti della filariosi, come un tempo si era ipotizzato.

Trasmissione

La filariosi si trasmette con la puntura di una zanzara femmina infettatasi succhiando il sangue contenente le microfilarie di un animale infetto.                 
Nelle due settimane successive al pasto di sangue le larve hanno una mutazione ed è in questa fase che le zanzare possono trasmettere la malattia.
Pungendo un cane la zanzara lascia sulla ferita causata dalla puntura una piccola dose d’emolinfa contenente le larve che penetrano nella pelle dell'animale.                                                                                              

In questa sede rimangono per qualche tempo continuando il loro sviluppo attraverso due mute e raggiunta la forma giovanile migrano verso la loro sede definitiva rappresentata del cuore e dal polmone.
I primi parassiti raggiungono il cuore dopo circa 70 giorni dalla puntura e dopo circa 4-5 mesi tutte le larve sono arrivate al cuore.                                        
I primi vermi che raggiungono il cuore misurano dai 2 ai 4 cm.,e cresceranno ancora 10 volte prima di raggiungere il completo sviluppo.
Le microfilarie sono rilevabili nel sangue dopo 6 mesi dall'inoculazione, ed occorrono 4-5 mesi prima che l'infezione si manifesti e possa essere fatta una diagnosi.

Conseguenze

 La gravità della filariosi cardiopolmonare nel cane dipende dal numero dei parassiti che sono presenti nel suo organismo e dalla durata dell'infestazione.
Le filarie adulte presenti nel cuore hanno un'azione ostruttiva ed irritante, le larve nei capillari provocano reazioni allergiche e un grave stato di deperimento.

Sintomi

La malattia si manifesta generalmente dopo 4-5 mesi dalla puntura della zanzara e può comparire senza sintomi evidenti o in maniera attenuata con:    - astenia (diminuzione della capacità lavorativa dei muscoli);
- mancanza d’appetito;
- dimagrimento.                                                                                      

Nei casi gravi i sintomi sono:
- insufficienza cardiaca;
- edema polmonare con tosse;
- crisi respiratorie;
- collasso cardio-circolatorio.
La malattia può procurare anche malanni al fegato ed ai reni.

Mai come in questi casi una buona sintonia con il veterinario costituisce una premessa indispensabile per raccogliere informazioni necessarie per formulare una sicura diagnosi.

Diagnosi

La malattia può essere diagnosticata con diverse metodologie:

1- esame fisico:il veterinario valuta tutti quei segni clinici indicativi dello stato di salute del cane.
2- esame del sangue, in cui si ricerca la presenza di anticorpi prodotti dal sistema immunitario del cane o la presenza delle microfilarie.

Terapia

La terapia consiste nella somministrazione di melarsomina d’idrocloruro.                           

Questo farmaco è l'ultimo ritrovato per la terapia della filariosi cardiopolmonare.                                                                                      

Viene somministrato per via intramuscolare, e viene assorbito nei 10 minuti successivi all’ inoculazione.                                                                           
Oltre alla somministrazione del farmaco è richiesto un periodo di riposo di 40 giorni.

Prevenzione

Prima di qualsiasi trattamento preventivo nei confronti della filariosi cardiopolmonare é consigliabile una visita del cane da parte del veterinario per escludere un’eventuale parassitosi in corso, altrimenti i prodotti preventivi potrebbero essere dannosi.
La profilassi si effettua, sotto l'osservanza del veterinario, principalmente nei mesi caldi, da Marzo fino alla fine di Ottobre, e consiste nella somministrazione di farmaci specifici, generalmente somministrati per bocca ogni 30 giorni; da qualche anno è disponibile un farmaco iniettabile che garantisce  una copertura di circa 10 mesi.
La prevenzione s’inizia nell'animale fin da cucciolo e deve continuare per tutta la sua vita.

 

6) Displasia dell’anca e del gomito nel cane                     

La displasia dell’anca e del gomito è una malattia degenerativa caratterizzata da instabilità articolare e incongruenza delle superfici articolari, ciò porta ad alterazioni  della cartilagine e successivamente ad una evoluzione artrosica che a sua volta è causa di dolore e difficoltà di movimento già in giovane età.

Tale patologia articolare riconosce cause multifattoriali, sia genetiche (quindi presenta un certo grado di ereditarietà) che ambientali, vale a dire alimentazione, stress fisici, metodi di allevamento ecc.

Alcune razze canine sono maggiormente predisposte di altre ad essere colpite della displasia dell’anca e del gomito (vedi tabella 1).

Il WEimaraner non è particolarmente soggetto a tale patologia ed il suo cucciolo proviene da genitori esenti.

Perché è importante fare una diagnosi precoce.

E’ di estrema importanza che la diagnosi di displasia sia effettuata fra il sesto e l’ottavo mese di vita del cucciolo (vedi tabella 1)

La diagnosi precoce ci permette infatti di intervenire tempestivamente attraverso terapia medica e ambientale o eventualmente con interventi chirurgici, che sono in grado di risolvere le alterazioni articolari e quindi impedire la formazione di successiva artrosi.

La diagnosi viene effettuata tramite una accurata visita ortopedica e una indagine radiografica delle articolazioni di anca e gomito.

Nel caso in cui tale diagnosi venisse effettuata tardivamente (a sviluppo scheletrico ultimato) la ormai avvenuta insorgenza di artrosi renderebbe più difficoltoso o addirittura impossibile qualsiasi intervento; non resterebbe quindi che il controllo del dolore tramite antinfiammatori o con interventi radicali quali per esempio la protesi d’anca.

Ciò porrebbe rimedio a una situazione che, se affrontata in tempi e modi adeguati, non avrebbe dato luogo alle complicazioni insorte in seguito  alla artrosi, quali dolore, difficoltà e riduzione del movimento, peggioramento complessivo della qualità della vita del cane.

Se volete perciò evitare inutili sofferenze al vostro cane, ricordate che mai come in questo caso è valido il detto “ prevenire è meglio che curare”.

 

Un altro aspetto importante riguarda l’acquisto del cucciolo, soprattutto se si tratta di razze a rischio di displasia, richiedete sempre una completa documentazione sulla parentela (genitori, nonni, bisnonni, sia paterni che materni).

La documentazione deve essere ufficiale cioè i certificati di pedegree devono contenere i risultati delle indagini radiografiche per il controllo della displasia.

L’ufficialità è garantita dai club di razza che si rivolgono a sedi riconosciute per la lettura delle radiografie.

Essendo la displasia di anche e gomito una patologia a carattere multifattoriale, fra cui riveste una notevole importanza l’ereditarietà, è logico che genitori, nonni e bisnonni esenti o con gradi minimi di displasia, hanno minor possibilità di trasmettere la patologia al cucciolo da voi acquistato.  

Le Displasie :Displasia dell’anca e del gomito.

La displasia dell’anca e la displasia del gomito sono due delle malattie ortopediche che più frequentemente affliggono il cane durante il delicato periodo dello sviluppo e che condizionano poi tutta la sua vita.

Quelli della crescita sono, infatti, anni cruciali per il sistema scheletrico di un cucciolo, specie se appartenente a razze di taglia grande/gigante.

Diversi fattori – genetici, ambientali, traumatici e nutrizionali – possono in particolare convergere su anca e gomito, alterandone la corretta conformazione, ed avviando gravi danni degenerativi, comunemente noti con il termine di “artrosi” .

Cosa sono le displasie dell’anca e del gomito. 

Sono le più diffuse malattie ortopediche su base ereditaria che affliggono molte razze canine durante la crescita.

Possono essere causa di notevole disagio per il proprietario e di grande sofferenza per i soggetti colpiti, limitandone pesantemente l’attività e compromettendone gravemente la qualità di vita.

La displasia dell’anca è una malformazione di questa articolazione, tale per cui, durante la crescita, si crea un gioco articolare eccessivo: la testa del femore non combacia più perfettamente con la cavità del bacino (cavità dell’acetabolo) che naturalmente la ospita, si deforma e l’acetabolo si appiattisce.

Anche la displasia del gomito è una malformazione scheletrica del periodo dello sviluppo, tale per cui le tre ossa (radio, ulna e omero) che compongono questa articolazione crescono in modo disarmonico tra loro, ed asincrono in lunghezza.

Il risultato è la comparsa di diverse condizioni patologiche, tutte accompagnate da dolore, zoppia e sviluppo di artrosi.

Le razze più predisposte.

Durante il loro sviluppo, praticamente tutti i cani possono soffrire di displasia dell’anca o del gomito.

Ma sono i cani appartenenti a razze di media e grossa taglia (compresi i meticci), che per il loro peso e statura soffrono maggiormente a causa di questi gravi disturbi scheletrici.

La causa è genetica.

Le displasie si ereditano: si trasmettono cioè dai genitori ai figli e a trasmetterle non sono solo i cani visibilmente displasici, cioè malati.

Possono farlo anche genitori che, pur essendo apparentemente sani, sono in realtà portatori nel proprio DNA di alcuni dei tantissimi (oltre 100) geni per la displasia e, dunque, sono potenzialmente in grado di trasmetterla alle generazioni future.

I cuccioli appartenenti a razze a rischio possono considerarsi esenti (cioè liberi) da queste due malattie scheletriche solo quando le loro articolazioni sono normali e la displasia non si è manifestata né in entrambi i genitori ne in tutta la loro parentela.

Per questo motivo, è importante che gli allevatori selezionino attentamente i soggetti destinati alla riproduzione, controllandone il profilo genetico e valutandone attentamente il maggior numero possibile di parenti e discendenti

 I fattori di rischio.

 La displasia dell’anca e del gomito sono malattie cosiddette multifattoriali.

Alla predisposizione genetica possono cioè sommarsi altri fattori, che aggravano l’espressione della malattia displasica e/o ne accelerano il decorso.

L’alimentazione.

Tra i fattori di rischio, un ruolo di primo piano spetta all’alimentazione.

Per la displasia dell’anca, sono sotto accusa in particolare le diete ipercaloriche ed iperproteiche. Regimi dietetici di questo genere provocano nei cuccioli, specie di taglia grande e gigante, un incremento del peso assai più rapido di quello previsto dallo standard di razza e, nel contempo, determinano un’accelerazione della crescita ossea, non controbilanciata da uno sviluppo proporzionale dei necessari supporti muscolari e legamentosi.

Occhio al calcio.

Nelle forme di displasia del gomito, il fattore nutrizionale maggiormente sotto accusa è il calcio. Diete eccessivamente arricchite con questo minerale possono infatti interferire con la corretta trasformazione e maturazione delle cartilagini in accrescimento e, di conseguenza, ripercuotersi sulla crescita in lunghezza delle ossa del gomito.

Altri fattori.

Altri fattori che possono aggravare una displasia sono: l’esercizio fisico esagerato, in soggetti ad esempio avviati troppo precocemente ad intense attività agonistiche o di lavoro; eventuali traumi, cui i cuccioli sono particolarmente esposti per loro naturale vivacità; possibili malattie ossee concomitanti.

L’artrosi: un’inevitabile conseguenza.

Displasia e artrosi sono tra loro profondamente legate. Con l’andar del tempo ed il continuo movimento, la conformazione alterata provoca, infatti, l’usura dei sottili strati di tessuto – le cartilagini – che rivestono e proteggono le facce ossee contrapposte di queste articolazioni.

Ed è a causa dell’artrosi che accompagna la displasia che il cane comincia ad avere dolore, riduce la sua attività fisica, zoppica e fatica a muoversi.

Displasie: come riconoscerle.

I primi segni di displasia dell’anca possono comparire già all’età di 3-4 mesi. Nelle forme più gravi, quando cioè le teste femorali sono completamente disarticolate, i segni della malattia possono manifestarsi ancora più precocemente. La sintomatologia è subdola e molto variabile. Il cucciolo può apparire semplicemente riluttante a muoversi, a saltare, a salire in macchina o sulle scale, a giocare con gli altri cani o a “fare le feste” stando in piedi sulle zampe posteriori.

Tutte manifestazioni che, se sottovalutate o fraintese come atteggiamenti da cucciolo “pigro”, e, dunque, non trattate precocemente, sono destinate a peggiorare, compromettendo gravemente la qualità di vita del nostro amico a quattro zampe.

A causa dell’artrosi che verrà ad instaurarsi, il cane, sebbene ancora in giovane età, sarà costretto a macchinose manovre per alzarsi o sdraiarsi a terra.

Inoltre, nel tentativo di limitare il dolore a carico dell’articolazione, sposterà il peso sugli arti anteriori, oppure utilizzerà entrambe le zampe posteriori durante la corsa, con un’andatura detta “a salti di coniglio”.

Anche per la displasia del gomito i primi segni d’allarme possono comparire precocemente, a 4–5 mesi di età, con zoppia, anche poco appariscente e saltuaria, accompagnata talvolta da rotazione esterna delle zampe a, magari, deviazione dei gomiti all’interno.

Attenzione, però, i cuccioli che zoppicano in maniera evidente sono solo l’apice dei soggetti affetti da displasia del gomito.

Moltissimi cani possono presentarsi soltanto restii al movimento, con andatura rigida, innaturale, a piccoli passi: tutti segni che, purtroppo, nascondono spesso una displasia bilaterale, a carico cioè di entrambi i gomiti.

Cosa può fare il proprietario.

Un proprietario informato e consapevole è una pedina essenziale per prevenire queste displasie e controllare l’artrosi che ne deriva. Per garantire al proprio amico a 4 zampe una buona qualità di vita, è bene applicare le seguenti regole.

1. Scegliere cuccioli figli di genitori esenti.

Quando si decide di acquistare un cucciolo, specie se appartenente ad una razza predisposta alla displasia, è importante rivolgersi ad allevatori seri ed affidabili, che utilizzano riproduttori esenti da tali malattie. Per questo esiste una Centrale di Lettura per il controllo ufficiale delle patologie scheletriche del cane.

Tale organo valuta le radiografie dei soggetti impiegati per la riproduzione, verifica i segni radiografici delle due malattie ereditarie e rilascia un apposito certificato, con valore ufficiale sul grado di displasia o sulla sua assenza.

Quando acquistiamo un cucciolo è quindi importante richiedere all’allevatore copia di tale certificato riferito ai genitori del nostro nuovo cucciolo, anche se non c’è mai la certezza che tutti i cuccioli che hanno genitori senza displasia siano anch’essi liberi da questa malattia.

2. Favorire la diagnosi precoce.

È opportuno sottoporre il cucciolo, specie se appartenente ad una razza predisposta, ad una precoce visita ortopedica specialistica, a partire dalle 14-16 settimane per tutte la razze, e dalle 16-18 settimane per quelle giganti; se necessario, è utile eseguire un controllo radiografico.

3. Regolare l’alimentazione.

I cuccioli a rischio devono essere alimentati con diete appropriate, specificamente formulate in base alla loro taglia, all’età, e al tipo di vita che conducono. In particolare, sono da evitare gli eccessi energetici e le esagerate integrazioni in minerali e vitamine.

L’ipernutrizione, infatti, si rivela un fattore di grave danno per le articolazioni in crescita: sia perché il soprappeso grava esageratamente sulle giunzioni di sviluppo, sia per gli squilibri di natura metabolica che l’ipernutrizione può provocare, a discapito della corretta trasformazione della cartilagine in osso.

4. Controllare l’esercizio fisico.

Il livello ed il tipo di attività fisica devono essere adattati su misura allo stato delle articolazioni del cane in crescita.

Cuccioli a “rischio displasia” dovrebbero evitare regimi di allenamento o impegni agonistici e/o di lavoro troppo intensi, in modo da ridure l’uso eccessivo ed incontrollato delle fragili articolazioni in crescita.

5. Prevenire l’artrosi.

Prevenire l’artrosi è la chiave di un approccio di successo ai soggetti displasici.

Spesso, infatti, poche settimane o pochi mesi di incongruenza articolare possono portare l’artrosi a livelli tali da invalidare il successo di interventi chirurgici di prevenzione, e costringere a chirurgie di salvataggio, spesso invasive e non sempre efficaci.

Per aiutare i cuccioli predisposti alla displasia a ridurre il rischio di gravi artrosi, sono utili i condroprotettori: sostanze che, se somministrati con razionalità, tempestività e costanza nei soggetti a rischio, consentono di proteggere e rinforzare la cartilagine.

Così facendo, i condroprotettori aiutano a ridurre lo sviluppo dell’artrosi, o, se già presente, a limitarne i danni e a ritardare la comparsa di sintomi evidenti (dolore, zoppia) ad essa correlati. 

 

7) L'Alimentazione

PREMESSA

Il cane deve mangiare sempre dopo i padroni (bambini compresi) nel rispetto dell'ordine gerarchico e mai ad libitum. Prima di offrirgli la ciotola, soprattutto nei primi tempi, gli si deve ordinare di mettersi seduto. È buona norma non assistere al suo pasto e togliergli il cibo quando dimostra disinteresse. Se in vostra presenza l'animale cerca di difendere la ciotola, ringhiando, sgridatelo ignorando completamente questo suo comportamento. L’animale deve assistere ai vostri pasti senza disturbare. Se vi guarda con occhi imploranti, dovete ignorarlo e far finta di niente. Intervenite con un "basta" se continuasse ad elemosinare.

A sua disposizione deve essere sempre lasciata dell’acqua fresca.

Per crescere e mantenersi sano e attivo, il cane ha bisogno di un'alimentazione che contenga giuste proporzioni degli elementi nutritivi. 

Il cane ha bisogno di:

-     proteine, che sono la materia prima del suo organismo. In un pasto giornaliero è sufficiente che la percentuale di proteine d'origine animale somministrata si aggiri intorno al 20%; è da considerare che in particolari condizioni - femmine in gravidanza o allattamento, cuccioli - il fabbisogno proteico cresce, mentre in altre - è il caso dei cani anziani - diminuisce.

-       zuccheri, ma non tutti li assimila con facilità. Nessun problema per glucosio e saccarosio, ma il cane ha difficoltà a digerire il lattosio. L'apporto di zuccheri è importante sia come fonte d'energia rapidamente disponibile sia come regolatore dell'attività della flora batterica.

-       grassi, ma nella giusta misura. Nella sua dieta i grassi non devono superare il 10%; gli eccessi non portano solo all'obesità, ma anche ad un animale maggiormente predisposto alla malattia ed alla vecchiaia precoce

-       vitamine, soprattutto da cucciolo e in gravidanza e allattamento. Il cane non riesce a sintetizzare tutte le vitamine, quindi alcune le deve assumere; specifiche carenze vitaminiche possono portare a malattie

-       minerali, che sono presenti in diversa quantità in tutti gli alimenti. E' necessario somministrare con la dieta le giuste quantità, soprattutto nei cuccioli e nelle femmine in gravidanza

 

IMPORTANTE

Il weimaraner, essendo un cane di taglia abbastanza grande, soffre di torsione dello stomaco. Si consiglia di non dare MAI una razione unica troppo abbondante e di non fare fare attività fisica al cane subito dopo i pasti.(vedi scheda torsione dello stomaco)

 

La dieta del cane

La dieta del cane varia in relazione a diversi fattori, quali :

l'età dell'animale  (cucciolo o cane anziano )

il suo stile di vita  (cane da passeggio, da caccia o da lavoro).

 

Si può comunque fare un discorso generale, che subirà variazioni sulle proporzioni in base ai fattori sopraelencati.

Consigliamo di nutrire il cane esclusivamente con crocchette secche di alta qualità, consigliamo  FARMINA / CIBAU PESCE

Questi mangimi contengono già tutti gli elementi necessari al cane per una crescita sana e corretta.

I nostri cuccioli cuccioli sono  alimentati con Farmina/ Cibau Puppy per poi passare a FARMINA/Cibau Fish & Rice da adulti.

Si consiglia di iniziare suddividendo le razione giornalierai prima in 4 razioni, poi 3 fino ad arrivare a 2 al giorno (mattino e sera).

Nel caso in cui si voglia optare per una dieta che non utilizzi mangimi secchi specifici:

Alimento principe della razione giornaliera è la carne, a conferma della primitiva natura carnivora del cane che per la lunga convivenza con l'uomo è poi diventato onnivoro. Con la carne il cane assume proteine, grassi e vitamine fondamentali per la crescita ed il mantenimento. Altra importante fonte di proteine animali è il pesce, che rispetto alla carne contiene però meno grassi ed è quindi meno energetico; questo alimento va servito cotto e senza lische, molto pericolose per il cane.

L'elenco delle fonti proteiche si chiude con il latte, che è ricco anche di grassi, zuccheri, minerali e vitamine. Pur essendo molto gradito al cane, il latte non è sempre assimilabile; in alcuni casi può causare disturbi intestinali perché il cane non possiede l'enzima che digerisce il lattosio

L'apporto di proteine deriva anche dalle uova, sia dall'albume che dal tuorlo. L'albume va necessariamente cotto perché in questo modo viene neutralizzata la sostanza antivitaminica in esso contenuta. Il tuorlo invece è ottimo anche crudo ed è ricco di grassi e vitamine.

Nella dieta del cane non devono mancare giuste quantità di verdure e frutta, alimento poco appetitoso per l'animale ma necessario per la regolazione della sua attività intestinale. Per essere digerite le verdure hanno bisogno di una cottura prolungata, che disperde però gran parte del loro contenuto vitaminico. Ottimi da associare ad altri elementi sono i cereali; tra questi il riso, che fornisce il suo apporto di zuccheri dopo una cottura prolungata. Da non dimenticare inoltre una giusta dose di grassi d'origine vegetale, che si trovano nell'olio d'oliva e di semi e che il cane non è in grado di sintetizzare da solo. I grassi d'origine animale non vanno invece aggiunti se la dieta comprende la carne, perché in essa si trova già la quantità necessaria al cane.

 

8)Le fasi della torsione dello stomaco

l'osservazione del comportamento e dei sintomi sul cane sono il passo iniziale in questo processo.

A) sguardo e colore delle gengive

B) misurazione del battito cardiaco

C) palpazione dell'addome per valutare il grado di dilatazione

Sarebbe meglio esercitarsi in anticipo, su di un cane sano, per tenere a mente come è normalmente, per esempio, il colore delle gengive del nostro cane.

D) Se le gengive sono di tonalità rossa e premendo le stesse col dito e poi rilasciando le gengive ritornano  immediatamente del loro colore, il cane può essere normale o può essere soltanto nella fase di dilatazione ma non già di torsione.

E) Se le gengive sono di color rosso-cupo, grigie, blu, e premendo col dito le stesse e poi rilasciando ritornano del loro colore lentamente oppure per niente, forse siamo di fronte ad  una situazione estrema.

SINTOMI NELLA FASE N° 1:

1) il cane e' agitato e deambula, il cane ansima e produce molta saliva.

2) Tentativi improduttivi di vomitare (ogni 10-20 minuti).

3) L'addome esibisce la pienezza e cominciare ad ingrandirsi. AZIONI: avvertire telefonicamente il veterinario di preparare tutta l'attrezzatura chirurgica in caso si trattasse di torsione. Trasportare immediatamente il cane dal veterinario.

SINTOMI DI FASE N° 2:

1) Il cane e' molto agitato, geme, ansima continuamente, produce molta saliva.

2) Tentativi improduttivi di vomitare (ogni 2-3 minuti).

3) Gengive rosso scuro.

4) Alto BPM di frequenza cardiaca (80 - 100).

5) L'addome è ingrandito, emette il suono vuoto una volta battuto (segno di presenza di molto gas al suo interno). AZIONI: trasportare immediatamente il cane dal veterinario.

SINTOMI DI FASE N° 3:

1) Le gengive sono di colore bianco/azzurro.

2) Il cane e' incapace di levarsi in piedi.

3) L'addome è molto ingrandito.

4) Frequenza cardiaca estremamente alta (100 impulsi deboli di BPM). AZIONI: La morte è imminente!

Raccomandazioni per contribuire a evitare la torsione dello stomaco nel cane:

I veterinari continuano a studiare il problema della torsione ed ancora ci sono molte domande senza risposta. I ricercatori hanno elaborato le seguenti raccomandazioni per contribuire ad impedire la torsione. Dovreste discutere queste raccomandazioni con il vostro veterinario ed altri proprietari di cani di media-grande taglia:

1) Alimentare i cani due o tre volte al giorno, piuttosto che una sola volta ed occasionalmente, quando e' possibile, osservarli dopo che hanno mangiato.

2) Evitare l'esercitazione vigorosa, eccitamento e solleciti un'ora prima e due ore dopo l'alimentazione. Camminare è giusto perché contribuisce a stimolare la funzione gastrointestinale normale.

3) Alimentare i cani individualmente ed in una posizione calma.

4) Fare gradualmente i cambiamenti di dieta in un periodo di 3-5giorni.

5) Accertarsi che l'acqua sia sempre disponibile ma limitare la quantità subito dopo il pasto.

6) Controllare qualsiasi azioni o comportamento che possono segnalare il disagio addominale (pienezza addominale, deambulazione, eccessiva salivazione, gemiti, incapacità nel restare in posizione eretta, assunzione di una posizione corporea nel tentativo di distendere l'addome alla ricerca di alleviare il dolore, ansia e tentativi infruttuosi di vomitare, ecc...

Stabilisca un buon rapporto con un veterinario. Discuta le procedure di emergenza, la chirurgia preventiva (Gastropexy) e l'amministrazione medica generale del vostro cane.